domenica 4 aprile 2010

The shame of the church.

The personal preacher comments on the recent accusations to the priests and the church... cleverly the source is a letter of a jew, a friend. Suffering against suffering... what a shame what a disgust, 15 centuries of discrimination, hatred, pogroms, massacres and expulsions partly driven by the church itself are now compared with accusations of criminal behavior by priests. At the start of the first crusade 12.000, twelve thousand EUROPEAN jews were killed in Spira, Worms, Magonza and Colone. European Jews were killed in all following holy crusades. In 1180 the king of France expels all jews from the regiong under direct control of the crown. In 1290 Jews were expelled from England. In 1492 more than 100.000 Jews were expelled from Spain, by the catholic Ferdinando and Isabella. Hundreds of thousands were forced to convert, particularly in the regions of Castiglia and Aragona. All this hatred originated in the catholic church, in its policy and politics... all this was compared with the "suffering" of priests of accusation of pedophilia, partly based, partly robust. Behind the shocking disproportion of the comparison, the subtle message of this comparison is as well that there was a reason in the end for all the suffering of my people, a reason, a fault, a justification. If all jews suffered is because some indeed sucked the blood of peasants and used catholic children blood during Passover, and indeed killed the son of G-D. The personal preacher defends the church community from attacks that are based on real events of individual priests... it is this parallelism sutble, confusing, disgusting. The personal preacher compares the legal charges for criminal behavior and omerty, with the worst product of catholic doctrine during its first 15 centuries of existence, a product that killed, suppressed innocent people, just because unwilling to accept the catholic faith, but not exterminated paradoxically because their existence was part of the essence of the identification of the new faith. The message was delivered during the preparation for Passovver, during the holy friday... a day when the jews were humiliated and when fervent catholic faith across europe sparked into uttering violence against the "christ killers". I'm disgusted by this immoral arrogance, may G-D forgive your personal preacher...

lunedì 8 marzo 2010

Pendolare Torino Milano, Febbraio 2010

26 02 2010
Il treno affollato di aliti e fianchi compressi nei jeans si muove verso il mio ignoto costeggiando montagne innevate. I pali di cemento spingono il treno lontano. Mi chiedo come ci si possa salvare e quando saltare dal treno per scendere evitando di farsi esplodere la testa contro quei pali, mentre bocche parlano di tal Guido e dei soldi che deve. La mia testa aperta lascia vedere pensieri improbabili, paure tangibili e un interruttore che attira le dita dei miei ignoti compagni di viaggio. Parlano troppo, ad alta voce, urlano, i miei pensieri. Spegnete quella testa, spegnetela. off.
Viaggio sopra un treno che brucia stazioni e odora di bachelite. Tra gente stanca, tra valigette e borchie, tra auricolari e libri che rubano pensieri, che zittiscono ricordi. Tra immigrati, emarginati, dimenticati. Lo stomaco in bocca, il mio sacco vicino e il suo contenuto di parole, sogni e biancheria sporca. "E' tutto un equilibrio sopra la follia…. senti che fuori piove… senti che bel rumore".
Viaggia con una rosa rossa che protegge deciso dalle spinte di questo o quel passeggero incurante. Viaggia con la rosa appoggiata nello zaino verde. Il nastro rosso brilla rifiutandosi di appiattirsi sotto la luce dei neon e il grigio del pavimento plasticato. Viaggia con me, agitato, innamorato, viaggia con scarpe economiche appena comprate e un completo grigio, la camicia aperta a V sul collo, il dopobarba del supermercato, la pelle rosa da rasoio nervoso. Si passa la mano sul viso come per scacciare la paura di un rifiuto… la paura di essere voluto, la paura del dopo, della mattina dopo, della settimana dopo, delle ore di treno che li distanziano, dei chilometri di pianura e fiume che li dividono, passa la mano sugli occhi per cancellare pensieri di solitudine e disegnarvi al posto il viso di lei, il suo sorriso, per ascoltarne il tono della voce, le inclinazioni del suo parlato, il nervoso dei denti sulle pellicine, il rossore delle guance sotto il suo sguardo quel giorno in pizzeria, sorride; vede se stesso riflesso, mi fissa ma non mi vede, mi attraversa con lo sguardo in direzione mare. Mi mette a fuoco lentamente, la coscienza di se riemerge dalla bocca dello stomaco. Mi parla e cerca di buttar fuori quel qualcosa che gli stringe il diaframma, annodato come l'elastico che gli tiene i capelli in una coda corta, che cade su di un impermeabile nero. Mi offre una sigaretta, no grazie… ma si dai, grazie… il fumo entra nei miei polmoni dopo anni di nostalgia e una nausea insolente sale e rovina l'incontro. Mi definisce artista, solo perché' ho fotografato la sua rosa rossa in tanta decadenza umana e meccanica. Mi lascia il suo indirizzo per mandargli la foto.. scendiamo dal treno e lui mi segue, come se avesse paura di rimanere solo, solo, solo, solo ad aspettare altre quattro ore il treno che lo porterà dall'altra parte d'Italia, dove arriverà domani mattina, mi segue nervoso, indicandomi la via per il metro e parlando di come inseguire i propri sogni, di come sentire la vita vibrare nel sangue, di come non sta più nei vestiti appena comprati da un'emozione mista di terrore ed eccitazione. Annuisco, in bocca al lupo, e mi dirigo verso la metro.

giovedì 14 gennaio 2010

L'antropologia: diplomazia da due soldi con la turchia

Sembra di essere in una pessima telenovela con attori che non hanno idea di come comportarsi e una scenografia ridicola. La realta' e' che si tratta del ministero degli esteri Israeliano, e dell'ambasciatore turco. La foto riportata dai giornali mostra un incontro che l'ambasciatore ha trovato umiliante.... forse si lamenta troppo... eppure... l'ambasciatore siede su di un divanetto ikea da 200NIS blu, a 50cm da terra, in un angolo di una stanza angusta, con una serie di spine elettriche chiaramente visibili e tanto "shik"... che mi ricorda la stanza dei dormitori dell'universita' nel 92 a Tel Aviv. La parte Israeliana, composta da tre omaccioni tra cui il vice ministro degli esteri, siedono di fronte all'ambasciatore, su sedie da mensa, almeno 50cm piu' alte del divanetto. Ricordo di aver sentito dire da un'antropologa che in certe culture la prospettiva dello sguardo esprime simbolicamente il rispetto per l'interlocutore. Pare che anche l'ambasciatore (e un po' anche io) la pensi allo stesso modo, nonostante il sorriso. La scenetta umiliante viene dopo una settimana circa dal discorso del caro e intelligente ministro degli Esteri, compagno Lieberman, sulla nuova policy diplomatica Israeliana: non piu' con la lingua di fuori mostrando l'altra guancia, ma un'immediata risposta a critiche. In effetti la risposta e' stata immediata e alla scenetta e' seguita una reazione furibonda Turca e la risposta Israeliana, temibile e irata e' stata una lettera di scuse da parte del ministro degli esteri all'ambasciatore e un discorso di scuse del vice in parlamento... Panzer Liebermann e' inarrestabile.... Israele no.