lunedì 24 settembre 2007

Boicotto la Cina. Perche?

Perché avvelena i nostri figli.
Perché non ha alcun riguardo verso i propri figli da oramai 100 anni.
Per l'impatto che ha sull'ambiente, proprio e altrui.





Perché non é comunismo né capitalismo ma un ibrido dittatoriale.
Perché é la nazione con il maggior numero di sentenze di morte.



Perché, mossa da interessi economici, difende nazioni come il Sudan mentre attuano una disgustosa pulizia etnica.
Perché sta distruggendo il mercato africano innondandolo di prodotti made in China.
Perché occupa il Tibet.
Perché ricordo Tienanmen e nulla é cambiato da allora.

Per la libertá di espressione e pensiero.
Per i diritti degli animali e una sperimentazione regolata su questi.
Per i milioni morti durante la rivoluzione.
Per i milioni privati di diritti che lasciano la campagna per diventare schiavi nelle cittá cinesi.
Per la sua cultura millenaria, infangata in questi ultimi secoli.
Perché nessuna nazione cieca, ignorante e imbavagliata puó essere una Grande nazione.

giovedì 20 settembre 2007

La sposa tra Israele e Siria

Sembrano le immagini di un film tipo Kusturica.
Si tratta invece della realtá mediorientale,
stravagante, al limite tra il sorriso e la tristezza, un misto di dolce amaro e piccante. La sposa Drusa che attraversa il confine tra Israele e Siria per andare a unirsi al suo futuro marito dall'altra parte della storia, di questo confine di guerra che separa due popoli molto piú simili di quanto vogliano far credere militanti e conservatori. Auguri e che i loro figli possano liberamente sentirsi parte della realtá di questa regione, senza violentare né dover abbandonare la loro identitá culturale.
(Source, HaAretz)

lunedì 17 settembre 2007

In treno

Non mi é possibile prendere il treno e non perdermi nei pensieri. I binari attraversano boschi che si estendono dalla periferia di Berlino a Wansee fino a Potsdam. Mi capita di sognare ad occhi aperti, di vedere gruppi di persone attraverso i rami, nel bosco fitto, i vestiti grigi lacerati, li perdo, il treno corre ma poi riappaiono in un nuovo angolo del sottobosco. Nulla é verde ancora, sono alberi alti che formano una rete a maglie e bloccano ogni tentativo di rischiarare la terra di asciugarla dal lungo inverno. Camminare senza scarpe adatte deve essere fastidioso, l'umido deve insinuarsi nei piedi e raggiungere le ossa per infreddolirti tutto il corpo. Non c'é uomo. Non sono famiglie in gita, nessun maschio, nessun papá o fratello maggiore che porti lo zaino per il pic nic, bambini e donne. Non vanno al mercato del paese vicino, non hanno borse e i bambini non girano intorno alla madre o sorella maggiore con quell'eccitazione piena di curiositá e attesa di un piccolo regalo tra la spesa. Le donne hanno lo sguardo in basso i capelli lasciati a se stessi e all'umido del bosco. I bambini hanno lo sguardo stanco, fisso, spaurito disorientato come solo un bimbo che non trova nella madre appoggio e fiducia puó avere. Camminano e i loro aliti disegnano nuvolette bianche nella mattina fredda. Dietro a loro nel silenzio della mia mente, sento lo scricchiolio dei ramoscelli spezzati dall'inverno, sento i respiri affannati dei pastori tedeschi e il metallo della canna del fucile che sbatte sulla cintola dei soldati. Mi guardo intorno sul treno della mattina che porta me al lavoro e non riconosco nessuno e nessuno vede. Poi gli spari.

Berlino e il giorno d'indipendenza di Israele, un anno fa

È la via piú famosa di Berlino, quella dei negozi firmati, un grande viale a quattro corsie, costeggiato da un marciapiede della larghezza di una decina di metri. Ad un capo del viale si ergono i resti della chiesa bombardata, il contrasto con il grattacielo Mercedes enfatizza la rinascita della Germania sulle macerie della II guerra mondiale. L'orrore che ha vissuto é sempre acceso, l'offesa all'umanitá, al messaggio di fede cristiana celebrato nella nuova struttura eretta accanto é sempre vivo. Sempre vivo, come il sorriso della gente quando intravedono la mia kippá, un sorriso che a volte sembra un sospiro di solievo, altre un'incredulitá di fondo, altre ancora di divertimento mentre richiama alla mente le scene del film che qui ha fatto piú spettatori di Schindlers list, "Alles auf Zucker", in italiano "Zucker: come diventare ebreo in sette giorni". Il film che ha dato al tedesco una visione tutta nuova dell'ebreo, che lo ha liberato dall'immagine inesorabile dello scheletro dietro al filo spinato o quella del bimbo con le mani alzate, lo sguardo terrorizzato e la coppola che gli copre il capo. Cinque milioni di tedeschi sono andati a "Alles auf Zucker". Lo si puó trovare a decine di copie nei magazzini di Media Markt tra i grandi film.
Kurfursterdamm é il nome del viale chiassoso e scintillante che corre nel cuore di Berlino, ornato da grandi manifesti pubblicitari e megaschermi. Un riflesso bianco e azzurro investe la vetrina di un negozio, ci voltiamo, un auto si accosta al marciapiede e le teste di caratteri mediorientali si sporgono dai finestrini con lo sguardo sorpreso, inebetito verso l'alto in direzione della fonte di colore. Ci voltiamo nella stessa direzione. È la scritta in tedesco che mi ricorda di essere ancora in Germania e non vicino al centro Azrieli al confine tra Tel Aviv e Ramat Gan nel pieno dei festeggiamenti per l'indipendenza di Israele. "Buon Compleanno Israele...", in tedesco e poi "Mazal Tov"... stropicciamo gli occhi, ma i caratteri sono troppo evidenti, le bandierine con la stella di David non lasciano via di scampo. Il bianco azzurro del megaschermo in mezzo a Berlino, a pochi metri dalle macerie che ricordano inevitabilmente l'orrore che é stato lasciano di stucco, lacerato dentro in una schizofrenia di sentimenti. Il sindaco di Berlino sará presente oggi alle 15:00 per festeggiare la nascita di Israele. Grazie Herr Wowerheit, grazie Berlino.